Ancora nessuna risposta sui nuovi protocolli di sicurezza e il futuro delle aziende è a rischio, il Decreto Cura Italia non basta.

I Decreti Cura Italia e Liquidità, rispettivamente del 17 marzo 2020 e dell’8 aprile 2020, rappresentano un intervento di emergenza del Governo, al fine di sostenere l’economia del Paese fornendo alle imprese strumenti per fronteggiare una situazione molto complessa, soprattutto dal punto di vista finanziario. In molti si sono chiesti se, nonostante l’intento dello Stato fosse di dare aiuto alle aziende, le misure disposte siano effettivamente sufficienti a fronteggiare la grave crisi provocata dalla pandemia.

Ecco. Traendo spunto da questa riflessione, voglio aprire una parentesi “locale” guardando al mio settore, quello dell’organizzazione eventi, per il quale sono a rischio tanti posti di lavoro e tante piccole e medie imprese create e mandate avanti con sacrificio: possiamo dire che, ancora una volta, tutto tace.

Del resto, il Decreto Cura Italia prescinde dal Protocollo di sicurezza presentato al Governatore della Campania Vincenzo De Luca per gestire gli eventi privati, inclusi i wedding day, e rispetto al quale ancora non ci sono notizie.

Cominciano a emergere le prime voci di disappunto, anzi, potremmo dire comincia farsi strada un vero e proprio scontro Governo-Regioni, nato dalle evidenti lacune di questa Fase 2 post quarantena, per cui le maggiori proteste arrivano proprio da Campania e Veneto. Non solo: il Presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, in un intervento televisivo, si espone in prima persona e afferma che è ora di ripartire! Addirittura promette un regalo a chi confermerà le nozze per il 2020: aiuti alle imprese, certo, ma anche agli sposi che hanno dovuto affrontare tante rinunce. E allora perché siamo ancora fermi? Perché la maggioranza dei politici fa finta di non sentire e non vedere cosa succede nel nostro settore? Come afferma Emiliano “le attività di ristorazione riprendono, occorre definire le norme di sicurezza per musica e balli”, ma cosa stiamo aspettando? Che migliaia e migliaia di aziende falliscano? Gli stessi futuri sposi, che a causa dell’emergenza hanno visto sfumare i loro sogni, chiedono risposte. Emiliano non ha dubbi: “tra giugno e luglio potremmo riprendere a celebrare nozze e a organizzare eventi privati, ma occorre agire subito!”

Sono trascorsi più di due mesi dall’inizio del lockdown e ancora ci sentiamo alla deriva, completamente ignorati dalle autorità. Com’è possibile? Il Decreto Cura Italia è composto da 266 articoli e si traduce in circa 55 miliardi di euro in termini di indebitamento pubblico netto, con diversi aiuti previsti per le PMI, finanche quelle del settore turistico-alberghiero, ma del settore eventi ancora non si parla. Siamo forse invisibili?

Qualcuno, evidentemente dall’alto di un pulpito fatto di sconfinata ignoranza, ha supposto che questo sia dovuto alla scarsa utilità del nostro settore: beh, in fin dei conti, a cosa servono i wedding planner? Le menti di questi signori non sono state nemmeno lontanamente sfiorate dall’idea che, in realtà, il nostro settore, oltre a essere legato a quelli del turismo e della ristorazione (anche per alberghi, ville e ristoranti è un gravissimo problema se non si organizzano più eventi e il Decreto potrebbe non bastare a salvarli!), è anche composto da migliaia e migliaia di lavoratori onesti, che per anni si sono dati da fare nel mandare avanti le loro aziende, dai fioristi, agli allestitori, ai fotografi, agli atelier di abiti da sposa e cerimonia, ai catering, alle agenzie di animazione, agli artisti, ai musicisti, ai service audio e luci, ai dj, agli esperti di spettacoli pirotecnici e chi più ne ha più ne metta.

Beh, tutti questi lavoratori onesti, dicevo, non hanno idea di cosa sarà di loro, non sanno se le loro aziende sopravvivranno, se gli aiuti del Governo basteranno, ma, soprattutto, non sanno come la loro vita cambierà. Quali sono le nuove disposizioni in termini di sicurezza per gli eventi privati? Cosa dovremo fare? Quando ricominceremo a lavorare? A queste e a tante altre domande ancora non abbiamo ricevuto uno straccio di risposta. Sappiamo solo che il nostro Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ci ha tenuto a specificare che, sì, gli italiani potranno andare in vacanza quest’anno, ma ancora no ai party.

No ai party…giustissimo. Innanzitutto dobbiamo tutelare la nostra salute, dobbiamo prenderci cura delle persone che amiamo ed evitare a ogni costo di metterle a rischio. Perfetto. Ma allora, Signor Conte, Signor De Luca, voi tutti sapete dirci cosa sarà delle nostre aziende, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori?

Ripeto un interrogativo che in queste settimane mi tormenta: SIAMO FORSE INVISIBILI?

 

Panoramica sul Decreto Cura Italia per le PMI:

Facendo un rapido riepilogo e soffermandoci soprattutto sugli aspetti che riguardano le imprese, possiamo dire che l’ultima versione del Decreto prevede, innanzitutto, un taglio dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive), definitivo per tutte le aziende sotto i 250 milioni di fatturato, sia per il 2019, che per l’acconto 2020. Ancora, è confermato il taglio irapper, che per le imprese vale circa 4 miliardi di euro.

Altro dato che riguarda le PMI è lo stanziamento di contributi a fondo perduto, pari a circa 6,2 miliardi in totale, diviso in 3,2 miliardi di euro per le PMI con ricavi fino a 400.000 € annui, 1,14 miliardi di euro per le imprese imprese con ricavi fino a 1 milione di euro e, ancora, 1,9 miliardi di euro destinato all’ultima fascia delle imprese che restano con ricavi al di sotto dei 5 milioni di euro annui. Le fasce di appartenenza delle PMI sono state individuate sulla base dei dati sintetici della fatturazione elettronica e riguardano circa 2,6 milioni di soggetti, su un totale di 4,4 milioni di Partita IVA attive. Per il fondo patrimonio PMI, invece, si prevedono 4 miliardi di dotazione fino al 31 dicembre.

Cassa integrazione e investimenti:

Andando più nello specifico, possiamo analizzare alcuni aspetti del lavoro delle PMI, che con il Decreto Cura Italia avranno la possibilità di fruire della cassa integrazione per l’emergenza COVID per una durata massima di nove settimane per i periodi compresi fra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020 e con la possibilità di ottenere ulteriori cinque settimane (nello stesso periodo) per le sole aziende che abbiano interamente fruito di tutte e nove le settimane concesse. Inoltre, ci sarà la possibilità di chiedere un massimo di quattro settimane di trattamento per i periodi che vanno dal 1 settembre al 31 ottobre 2020. Ancora, ci saranno detrazioni per le spese di riqualificazione energetica, per le misure antisismiche e l’installazione di impianti fotovoltaici sostenute fino al 31 dicembre 2021. È anche previsto uno sconto in fattura per i committenti pari al 100% del costo dei lavori e un trasferimento all’impresa che effettua i lavori di un credito di imposta pari al 110% del costo dei lavori.

Credito d’imposta:

Sono state, inoltre, prese in considerazione le richieste pervenute da molti titolari di impresa che riguardavano i crediti di imposta: sono state prese infatti anche alcune misure per le imprese riguardanti il credito d’imposta al 60% per gli affitti delle PMI. Il credito d’imposta fino al 60% dell’affitto pagato per i mesi di marzo, aprile e maggio per le imprese con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro, che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi ad aprile 2020 di almeno il 50%.

Settore turistico:

Oltre a tutto ciò, sono state definite le misure per le imprese appartenenti al settore turistico: 50 milioni di euro per la sottoscrizione di quote emozioni di organismi di investimento collettivo del risparmio e fondi di investimento per l’acquisto e la valorizzazione di immobili destinati ad attività turistico ricettive, 50 milioni di euro per concorso nelle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, di adeguamento di spazi in favore delle imprese turistico ricettive, delle aziende termali e degli stabilimenti balneari. In ultimo, 30 milioni di euro per tax credit vacanze alle famiglie, ristoro degli affitti, sconti sulle bollette e un credito di imposta per le imprese turistico ricettive. Inoltre, per le strutture alberghiere il credito è previsto indipendentemente dal volume di affari registrato nel periodo precedente

E per tutte le imprese fino a 250 milioni di euro di fatturato sarà eliminato il saldo dell’acconto dell’Irap dovuta a giugno. oltre a questo ci sarà uno sconto sulle bollette elettriche per tre mesi a partire dal mese di aprile ed è prevista la cancellazione dell’acconto IMU di giugno per gli alberghi e stabilimenti balneari a patto che proprietario e gestore coincidano. Esentati fino al 31 ottobre gli spazi aggiuntivi di occupazione del solo pubblico necessario di esercenti di pubblico servizio per rispettare il distanziamento sociale. Per il terzo settore è il credito d’imposta del 50% fino a un massimo di 20.000 €, per le spese di sanificazione dei mobili sospensione del canone di affitto fino al 31 maggio.